
Anna Ratajczyk: “È iniziato tutto in treno”
“È iniziato tutto in treno”, dice Anna Ratajczyk, polacca, “e da lì in poi è sempre stato così. Protesa verso il finestrino, con il cuore in gola attendevo impaziente la sua comparsa. Bisogna solo sgusciare tra la folla che si accalca sul binario. All’improvviso si apriva davanti a me un mondo altro; tutto ciò di cui avevo letto nei libri di storia dell’arte prendeva vita. Un’esplosione di bellezza. Preferisco la Firenze invernale, il momento in cui la città si svela. Quando la luce scivola tra gli edifici, disegnando ombre lunghe. Mi immergo nella sua atmosfera, nella densità della sua vita culturale, nel respiro multiculturale, nella sua grandezza raccolta. Studiare a Firenze è stata una scelta mirata. Per me è stato un passaggio importante, visto che trascino le mie radici da lontano, un luogo dove ho incontrato professionisti di alto livello, un mondo che in parte già conoscevo, ma volevo molto di più, e quel di più l’ho ottenuto.”
Mattia Micheli: “Vivere a Firenze studiando fotografia è stato magico”
Anche per Mattia Micheli, umbro, “Vivere a Firenze studiando fotografia è stato magico. C’era la giusta atmosfera per sentirsi in un film. Ho amato i muri, i ponti, non molto gli abitanti a parte rare eccezioni. Passavamo giorni interi chiusi in camera oscura e ci piaceva molto romanticizzare al massimo le nostre vite di fotografi acerbi. Tornare a casa di notte in bici lungo il fiume, le piazze vive fino a tardi, feste e avventure mentre si imparava a stare sulle gambe; questi sono i ricordi migliori della mia esperienza. Meno social, meno controllo, più vita.”
Però, continua Mattia, “Purtroppo, vedendo lo stesso film con occhi adulti è triste comprendere quanto il potenziale artistico e culturale di questa città vada totalmente sprecato. Ho assistito all’ultimo stadio dell’auto sabotaggio di Firenze, in nome delle logiche del turismo fast, da cui tutti i tessuti di avanguardia e di ricerca contemporanei non potevano attingere risorse. Le reti giovanili si prosciugavano. Non c’era terreno per arte nuova. Non c’era il nutrimento per idee nuove. Non c’era spazio per la musica vera. Me ne sono andato e tornassi indietro rimarrei meno tempo.”

Chiara Innocenti: la bellezza nei dettagli
Il tempo che si passa a Firenze però è comunque formativo. Per Chiara Innocenti, che vive in Maremma, “essere avvolti dalla bellezza e strapazzati dal frastuono incessante spinge chi ha in dote sensibilità, delicatezza nello sguardo e gentilezza a vedere i piccolissimi dettagli che sembrano esistere fuori dal suono e dal tempo, capaci per questo di portarti altrove in luoghi fatti di meraviglia e di stupore.”
Sukdeep Kaur: Firenze come un nido
Anche per Sukdeep Kaur, che viene dal Punjab, “Studiare a Firenze è un dono. Mi sento circondata dalla cultura e da un certo calore. Ogni volta che vengo a Firenze mi sembra di ritornare in un nido che pur non essendo il mio, contiene una bella traccia di me. In questa città meravigliosa almeno un mio sorriso viene ricambiato con il sorriso altrettanto grande. L’aria Fiorentina contiene empatia, simpatia e calore per tutti; fiorentini o no. Si nota bene l’atto di accogliere chiunque combacia con la sinergia di Firenze.”
Questo sorprenderà tanti fiorentini, forse. Ma non quanto scrive ancora Sukdeep:
“Firenze è una continua rivoluzione, ogni giorno nascono dei lavori stradali ovunque ed i pedoni hanno le vie in continuo mutamento. Il problema grande che mi porta questa città così veloce è proprio la lentezza non voluta. I lavori che occupano tante volte il marciapiede, specialmente per arrivare alla stazione diventano un incubo, e i turisti mi bloccano continuamente la strada tanto che non riesco a spostarmi dalla stazione a scuola e viceversa.”

Alessandro Betti: ascoltare Firenze
Per Alessandro Betti “studiare a Firenze è stato sempre un forte impatto e cambiamento, provenendo da un paesino della campagna Toscana dove i ritmi erano molto più lenti e i rapporti personali più vicini e sinceri. Questo lo era vent’anni fa quando ero sui banchi universitari, e oggi lo è ancor di più. Firenze è passata dall’essere una città provinciale a una piccola metropoli multietnica e turistica, dove nessuno osa rallentare ed essere presente, ma scivola in un flusso omologato. Ma anche una Firenze ricca di differenze e storie interessanti, che ti arrivano soltanto se ti poni in un ascolto profondo. Una Firenze edificante, quando rallenti e rimani nel sentire chi non è più abituato ad essere ascoltato. Cos’è il bello o il brutto di questa città? E soprattutto può essere entrambi allo stesso modo se si” guarda” o si “sente” ciò che ci scorre attorno? Forse siamo noi che gestiamo la manopola delle cose belle o brutte, quando scorrono solo “cose”.
Alisa Martinova: sentirsi a casa a Firenze
Chiudiamo con le belle parole di Alisa Martinova, russa: “Ho scelto Firenze perché è un posto a dimensione umana, mi piace perché mi posso annoiare e non perdermi, mi dà spazio tranquillo per fare ricerca, mi piace che posso andare dappertutto in bicicletta o a piedi. Ho sempre l’impressione che la città mi abbracci, e mi sono subito sentita a casa.”
Margherita Abbozzo
Tutte le immagini sono di Martino Marangoni, per sua gentile concessione, e fanno parte della serie “Fiorentini”, 2026.


