Paolo Cagnacci affida alle riflessioni di Sant’Agostino sul tempo le prime parole per descrivere un lavoro fotografico che è una fenditura sulla vita a Castello di Ama. Quello di Sant’Agostino è un tempo interiore, legato al sentire piuttosto che al calcolare, un tempo che è perciò a misura d’anima.
Il tempo di Castello di Ama è un presente sospeso, che le forti radici del passato non affossano, che il futuro vorace non investe.
Nell’Arca il mondo esterno sconfina nell’architettura, le pareti diventano paesaggio. Nell’essenzialità della conformazione generale, il cemento sul quale resta visibile la traccia della cassaforma in legno, si fa monolite.
L’arca rifugge le visuali dritte sul paesaggio, guida la visione in direzioni inaspettate, in angoli sorprendenti. L’obiettivo di Paolo Cagnacci si allinea a un tempo indissolubilmente legato allo spazio, lo sguardo cammina su una traiettoria immaginaria, verso un panorama interiore guardato attraverso la misura di sé stessi. La direzionalità di questo trittico, infatti, mira a un paesaggio che resta soltanto evocato.

