La visione non è un flusso lineare ma un campo di ipotesi: ciò che vediamo prende forma dal confronto tra ripresa e ricordo, tra previsione e scarto.
In questo spazio di coesistenza, più possibilità percettive si sovrappongono: fotografia e grafica, disegno e codice, reale e costruito. Sono immagini che agiscono, che si formano nel processo e accolgono la probabilità come condizione naturale del vedere. La restituzione, allora, si intreccia con il calcolo, con i tempi e le risposte dell’algoritmo, come se il luogo trovasse una propria estensione, un file, o una versione di sé in dati.

