Nel quarto appuntamento della sua rubrica, Margherita Abbozzo ci parla di un progetto doucumentario che ci sta molto a cuore: “Avevo due paure” di Paolo Cagnacci, Matteo Cesari e Theo Putzu, percorre il doppio binario della fotografia e del video, per raccontarci storie della resistenza, attraverso le testimonianze delle ultime pertigiane e partigiani ancora in vita. Un lavoro importante e quanto mai necessario specialmente in un momento storico come quello che stiamo vivendo.
Ottant’anni. La Repubblica Italiana li compie quest’anno perché è nata nel 1946. Un anno magico nel quale fioriscono il voto alle donne, il referendum istituzionale e l’Assemblea Costituente, che scrive la Costituzione. Fondata sui valori antifascisti, rappresenta il patto sociale e giuridico fondamentale tra le diverse forze che con la Resistenza hanno combattuto il regime e l’occupazione tedesca.
La Costituzione è appena stata difesa a furor di popolo. Dunque riflettere sulla Resistenza e sulla memoria storica è sempre più importante. E allora questo mese parliamo di Avevo due paure, lavoro fotografico e video a sei mani di Paolo Cagnacci, Matteo Cesari e Theo Putzu.
Il progetto
Avevo due paure esplora in maniera originale cosa vuol dire ricordare la Resistenza, il diritto e il dovere di farlo, come si ricorda, e cosa possiamo fare noi di quei ricordi.
Il titolo è l’incipit di una poesia del partigiano Giuseppe Colzani: Avevo due paure/La prima era quella di uccidere/La seconda era quella di morire. Parole fulminanti e perfette per “dare il la” a un progetto che si è incentrato non tanto sulla dimensione epica degli avvenimenti, già ampiamente nota, quanto sulle storie personali, intime, delle persone che la Resistenza si sono trovati a viverla sulla propria pelle.
“Abbiamo scelto di cercare le piccole storie personali che fanno parte della storia collettiva.” dice Paolo Cagnacci, “e quando si entra nelle storie individuali cosa viene fuori? Non le grandi battaglie, ma la fame, il freddo, la paura patiti. La sensazione soffocante di non essere liberi, la grande voglia di libertà di questi uomini e donne che si sono trovati costretti ad imbracciare le armi per tornare liberi e rendere liberi noi”.
Linguaggio visivo e collaborazione artistica
Sia nelle immagini che nel video Cagnacci, Cesari e Putzu hanno collaborato “senza alcun ego perché il confronto è quello che serve. Il lavoro è di tutti e tre”. E hanno deciso di usare “un espediente che fa parte del nostro narrare. Abbiamo aggiunto il colore (rosso) e le luci artificiali per dare a queste storie un senso di teatralità. Il filo che traccia la linea del racconto è appunto un filo rosso. Anche le luci flash che abbiamo utilizzato spesso avevano gelatine rosse per illuminare porzioni di paesaggio: rosso come i significati storici, politici e percettivi che si portano dietro, ma anche perché il rosso è il colore che abbiamo trovato più frequentemente sulla nostra strada, dalla linea del fronte nel plastico di Moggiona, alla stella rossa dell’elmetto del partigiano, alla maglia rossa di Flora, staffetta partigiana a 13 anni, che con sguardo fiero ci fissa oggi dalle profondità della storia”.
Contesto storico: la Resistenza italiana
Avevo due paure ha precise coordinate spaziotemporali: l’arco temporale è quello della Resistenza, quindi va dall’8 settembre 1943 ai primi giorni del maggio 1945. Ricordiamoci che la Liberazione nasce subito dopo l’armistizio e la resa incondizionata dell’Italia agli Alleati: in quel momento crolla il regime fascista, inizia l’occupazione tedesca e il re fugge: la Resistenza italiana si sviluppa in questo scenario catastrofico.
E lo spazio è proprio quello fisico del terribile fronte della guerra in quei mesi: si snoda attraverso l’appennino centrale dalla Liguria alle Marche, da La Spezia sino a Pesaro. Quasi 400 chilometri lungo i quali corre la linea di difesa dell’esercito tedesco, la tristemente famosa linea gotica, per montagne che sono state insieme rifugio per i nostri partigiani e luoghi di battaglie terribili, eccidi e rastrellamenti di civili inermi.

Un progetto documentario tra fotografia e video
Anche la struttura di Avevo due paure è basata su due binari paralleli: uno fotografico prodotto da Paolo Cagnacci e Matteo Cesari, ed uno documentario prodotto da Paolo Cagnacci e Theo Putzu.
La parte fotografica è composta da una serie di 60 immagini: sono ritratti di partigiani, di staffette e di sopravvissuti alle stragi; immagini degli oggetti ritrovati che diventano pezzi di archeologia della guerra; e suggestioni di luoghi che sono stati i teatri di queste storie tragiche. Ogni immagine è accompagnata da un racconto.
Mentre il documentario di 52 minuti racconta con video interviste le storie intime e meno conosciute di coloro che la guerra l’hanno vista con i loro occhi e che hanno partecipato alla Liberazione. Ogni intervista è inframezzata da visioni del paesaggio e da immagini fotografiche e messe in scena che riproducono alcuni degli eventi narrati.
Il lavoro sul campo
“Per i soggetti” mi dice Paolo Cagnacci “abbiamo deciso di lavorare tutto su fondo nero, così come per gli Still Life che raccontano ognuno una storia, perché volevamo che i soggetti uscissero dall’oscurità come metafora della memoria, che riaffiora e porta con sé racconti, talvolta reali, talvolta cambiati dal tempo trascorso, quasi delle apparizioni”.
“Per i video che hanno un fondo nero” continua, “non potendo far spostare i soggetti per questioni anagrafiche e di salute, siamo andati noi a casa loro, in alcuni casi nelle RSA dove vivevano, ed abbiamo allestito un set sia per le riprese video che per le foto. Non è stato facile, alcuni di loro nonostante avessero raccontato le loro storie più volte si perdevano nel filo del racconto, si emozionavano ancora narrando il dolore e la paura, qualcuno ha pianto e noi abbiamo trattenuto le lacrime a forza, tanto ci hanno portato vicini e dentro le loro emozioni.
La dimensione emotiva
Non da meno dal punto di vista dell’emozione è stato trovarsi nei luoghi dell’Appennino, oggi silenziosi, ed avere la sensazione di sentir risuonare i colpi di mortaio, i cannoni, le grida, aver tenuto in mano oggetti che trasudano storia e dolore, come le manette fatte con il filo di ferro che hanno legato i polsi di un partigiano fucilato, oppure oggetti come l’abito da sposa che fanno immaginare la gioia della ragazza che lo indossò alla fine della guerra, quando un militare donò la seta del suo paracadute alla famiglia perché quell’oggetto di morte divenisse un messaggio di vita”.
Margherita Abbozzo

Le fotografie sono state in mostra al Rifugio Digitale nel gennaio 2025. Il documentario
Avevo due paure viene presentato a Firenze al Cinema della Compagnia il 25 aprile alle 19, alla presenza degli autori. L’evento è sponsorizzato da Unicoop Firenze e i possessori della tessera possono prenotare l’ingresso gratuito ai link coopfi.info/eventi e coopfi.info/under30.
Avevo due paure – Presentazione del film:
- 📍 Cinema della Compagnia, Firenze
- 📅 25 aprile, ore 19:00
- 🎤 Presenza degli autori
Evento sponsorizzato da Unicoop Firenze con ingresso gratuito per i possessori di tessera (prenotazione online)


